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    Undercover boss: metti il capo al posto tuo… in incognito

    Vi siete mai chiesti chi sono realmente i vostri colleghi di lavoro?

    E se un giorno veniste a sapere che uno di loro è il capo dell'azienda per cui lavorate?

    Negli Stati Uniti sta avendo un buon successo di pubblico 'Undercover boss', un docu-reality della CBS in cui alcuni dei manager più importanti d'America lavorano per una settimana in incognito, all'interno della loro stessa azienda.

    Questi 'top CEO' fingono di essere degli impiegati appena assunti che devono imparare a svolgere alcune mansioni e per questo vengono istruiti dai loro stessi dipendenti, i quali ignorano l'identità dei loro 'sottoposti'.

    I manager camuffati da 'dipendenti qualunque' che, come tali, devono dimostrare di saper affrontare il loro nuovo lavoro con impegno e dedizione, non riveleranno la propria identità fino al termine del reality quando, di fronte all'incredulità e allo stupore dei loro impiegati, racconteranno chi sono veramente…

    Al di là della componente ludica, 'Undercover boss' è interessante perché sovverte alcuni importanti canoni socio-culturali cui normalmente siamo abituati, mostrando che chi è a capo di una grandissima azienda e ha enormi responsabilità  - e, fatto non trascurabile, guadagna parecchi soldi — non sempre è in grado di svolgere mansioni diverse e apparentemente inferiori alle proprie. In una puntata del programma, ad esempio, il CEO di una grande ditta americana ha corso il rischio di essere licenziato dal suo 'neo-capo' perché non era in grado di raccogliere rifiuti in maniera abbastanza rapida…

    A quanto pare, l'operazione di 'Undercover boss' risulta molto utile anche per gli stessi manager, che per una volta hanno la possibilità di mettersi nei panni dei loro impiegati più umili e di capire come funziona la loro azienda 'dal basso'. Se talvolta può capitare che i capi smascherino lavoratori disonesti e che non svolgono le loro mansioni nel migliore dei modi, più spesso succede invece che essi scoprano dei veri 'eroi del lavoro', dipendenti che amano la propria attività e che fanno di tutto affinché l'azienda funzioni a dovere.

    Tra questi impiegati lodevoli, 'Undercover boss' ha recentemente raccontato la storia di Igor, un trasportatore originario del Kazakistan, che in una conversazione con il suo 'capo in incognito' ha parlato del motivo che lo spinge a fare turni massacranti di notte per il suo lavoro: "Vivo il sogno americano — ha detto l'uomo — L'America è il miglior paese del mondo. Sono venuto qui con 50 dollari in tasca e adesso ho un lavoro. Sono grato all'America che mi ha permesso di sopravvivere e di essere felice. Questa è la storia dell'America, non la mia".

    Al di là dell'orgoglio patriottico, 'Undercover boss' piace al pubblico americano anche perché mostra il lato 'umano' di uomini che abitualmente sono considerati superiori e inavvicinabili, come appunto i manager delle aziende più importanti. Nel docu-reality queste figure si sentono libere di esprimere i propri sentimenti e, pur tenendo sempre presente la loro vera posizione all'interno dell'azienda, decidono di mettersi in gioco e in genere escono dall'esperienza gratificati e soprattutto consapevoli di chi sono e cosa fanno i loro dipendenti.

    In definitiva, si tratta di un modo per avvicinare gli uomini ad altri uomini e mostrare che a volte le differenze socio-lavorative tra le persone sono semplicemente il frutto delle circostanze più che delle effettive capacità e attitudini personali…

    FOTO: (C) CBS

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