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Sex and the city arabo dall’8 luglio su Babel

Tre donne, il Sex and the city sirianoArriva il 18 luglio, ogni venerdì sera, su Babel (canale 141 di SKY) quello che in molti hanno soprannominato il "Sex and the city made in Siria". La serie, che ha scatenato furiose polemiche nell'ambiente politico-sociale di Damasco, ha come titolo "Tre donne" e racconta la ribellione alle regole di tre ragazze siriane.

L'alter ego di Carrie si chiama Laila, occhi azzurri ma niente riccioli biondi, dato che i capelli sono nascosti da un nigab, al posto di Mr Big, un muratore che lavora in un cantiere vicino casa sua. Lei, secondo i dettami imposti dalla società in cui vive, non lo potrebbe neanche guardare.

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Trenta episodi in tutto, mandati in onda nel periodo del Ramadan, in cui Laila (interpretata dall'attrice Sulafa Memar) e le sue compagne del corso d'inglese, Nadin e Alia, vivono come pericolose equilibriste tra ciò che si può fare e ciò che è vietato. Il loro andare "contro" si traduce in vestiti, in storie sbagliate, nel togliersi il velo e nel tagliarsi i capelli, "perché - dice Laila - non sarà un'acconciatura a fare di me una persona perbene".

Il regista, Najdat Ismail Anzour, con "Tre donne" ha voluto raccontare gli aspetti più intimi e controversi di un paese come la Siria. Secondo i detrattori, la fiction ha dato del Paese un'immagine fuorviante, come nel caso della storia del fratello integralista della protagonista, che si trasforma in attentatore.

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La volontà provocatoria era evidente già dal titolo, "Ma Malakat Aymanukum" ("Ciò che la tua mano destra possiede"), riferito come spiega Beatrice Coletti, direttrice di 'Babel', "alla donna in un concetto di sottomissione all'uomo". "Qualsiasi opera porti il mio nome, crea un problema a qualcuno — spiega il regista Anzour in un videomessaggio - Il mondo arabo sta attraversando una crisi profonda e perfino la fiction potrebbe creare spazi di dialogo. Il caos che abbiamo descritto in 'Tre donne' purtroppo si è avverato".

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Credits: Babel.Tv

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