Piero ChiambrettiQuanti modi di dire, anche semplici termini, sdoganati dalla televisione, sono diventati dei veri tormentoni, catturati e riproposti spesso anche nella vita di tutti i giorni! Tanti, sia nella storia della tv italiana, ma anche importati dall'estero. Vediamo i dieci che hanno fatto in un certo senso scuola, e che hanno anche divertito il pubblico:
"Che cavolo stai dicendo Willis?" - Lo diceva il mitico Arnold, dell'omonima serie statunitemnse, rivolto al fratello Willis quando c'era qualcosa che non gli andava a genio. La frase era accompagnata da una particolare mimica facciale che la rendeva molto divertente.
"E' una cammellata"..."Tricheballacche" - Termini bizzari di proteste di Orlando Portento, personaggio poco conosciuto, balzato a una momentanea popolarità nel corso della terza edizione del reality "La Fattoria", per difendere la moglie e concorrente del gioco Angela Cavagna.
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"Ah, la tauromachia" - Lo diceva Luigio Guastardo della Radica, detto anche Guastardo, personaggio apparso in varie edizioni di Mai dire Gol e derivati, interpretato da Fabio De Luigi. Guastardo è il classico nobilotto da ancien régime catapultato con effetti comici evidenti nella realtà quotidiana di fine secolo. Dirige un mastodontico quotidiano, Gente di un certo livello, il quotidiano in trincea a difesa del Bello.
"Ti sei lavata le mani tesoro" - Lo dice Anna Moroni dalle primissime edizioni de "La Prova del Cuoco" quando Antonella Clerici si mette il grembiule per cominciare a cucinare. Nel corso degli anni è diventato anche un tormentone musicale.
"Comunque vada sarà un successo" - Era il Sanremo 1997, conduce Mike Bongiorno con Valeria Marini e Piero Chiambretti che tirò fuori dal cilindro questo tormentone di successo che rivolgeva un po' a tutti, cantanti in gara compresi.
"Una parola è poca due sono troppe" - E se lo dice Lino Banfi c'è da credergli. Un motto nato all'interno della sceneggiatura della celebre serie "Un medico in famiglia", con Nonno Libero che in questo modo tagliava corto in situazioni un po' particolari, in cui c'era da cambiare discorso.
"Che noia che barba, che barba che noia" - Si chiudeva così ogni episodio di "Casa Vianello", con i due coniugi a letto al termine di una giornata in cui era successo di tutto. Raimondo leggeva la Gazzetta dello Sport, la Mondaini annoiata, come se tutto fosse stato fin troppo tranquillo, se ne usciva con la sua solita frase, spegnendo la luce e alzando le gambe, scoprendo così il marito.
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"Si faccia una domanda, si dia una risposta" - E' la domanda con cui Gigi Marzullo chiude la sua intervista al personaggio di turno del programma di tarda notte di Raiuno "Sottovoce". Più che una domanda, un rito per il conduttore campano che sovente mette in difficoltà i suoi interlocutori.
"La domanda sorge spontanea" - Un'altra domanda, questa volta implicita, che si poneva il difensore dei cittadini, Antonio Lubrano, chiamato a dirimere questioni importanti, nella trasmissione "Mi manda Lubrano". Una locuzione che poi è entrata a tratti anche nel linguaggio comune, in un'accezione tra il serio e il faceto.
"Miei cari amici vicini e lontani buonasera, ovunque voi siate" - Questa frase ci fa ricordare un grande della televisione italiana degli albori, Nunzio Filogamo. Tenne a battesimo il primo Festival di Sanremo (1951), e il secondo (1952) aprendo le serate pronunciando questa frase, divenuta ben presto un simbolo del mezzo televisivo.
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