Vittorio Brumotti«Il mio motto è "piuttosto la morte che arrendersi". Ma, quando si ha a che fare con una montagna sacra, bisogna fare un passo indietro e portare rispetto. Preferisco lasciare le cose così. Resterà un sogno, ma è bello anche averne uno, no?».
Vittorio Brumotti pedala veloce, e anche in modo spericolato. Il campione di bike trial, detentore di sette record mondiali Guinness e inviato di Striscia la notizia, è esattamente come uno si aspetta: scavezzacollo, con la battuta pronta, impossibile da fermare. Anche se, purtroppo, la sua sfida più recente (scalare l'Everest in bici) è stata bloccata poco prima di iniziare. Lui, però, guarda avanti. E in un'intervista a Vanity Fair.it svela (più o meno) i suoi prossimi progetti. «Ne ho due in preparazione nel 2012» dice, «ma per scaramanzia non li svelo. Dico solo che c'entrano una montagna e una torre altissima».
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Ha cominciato questo sport a 11 anni. Perché scegliere qualcosa di così estremo?
«Avevo il vizio di saltare dal balcone. Allora non esisteva il parkour, dovevo sfogarmi in qualche modo. La bicicletta è stata il mezzo per esprimermi, il mio cavallo, la mia Excalibur. Non è solo un pezzo di ferro con due ruote, la considero il mio pennello d'artista».
I suoi genitori non si sono mai opposti?
«Claudio, mio padre, no. Mia madre Lisa un po'. Però questa è stata l'unica cosa che gli ho mai chiesto, e hanno visto che ci credevo davvero. Non ho mai voluto skateboard, pattini o bambole gonfiabili (ride, ndr). L'unica cosa era la bicicletta, e quando l'ho avuta non è più esistito nient'altro».
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Parliamo d'amore: come ha conosciuto Giorgia Palmas?
«Uno dei nostri primi argomenti di conversazione è stato l'amore per l'ambiente e la storia. Le ho detto: "Tu saresti perfetta per il Fai (la onlus che salvaguardia il patrimonio artistico italiano, ndr)". Fa ridere: ero con una donna bellissima e siamo finiti a parlare del Fai».
Se qualcuno le dicesse che è giunto il momento di mettere la testa a posto?
«Nessuno che mi ami mi dirà mai di smettere di fare trial. Scherzando, mi dicono sempre che quando morirò smonteranno la bici e me la metteranno nella bara. Quando sono nervoso, mi basta toccarla, fare un saltello e mi sono già ricaricato».
